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2016: PRODUZIONE OLIO DIMEZZATA

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2016: PRODUZIONE OLIO DIMEZZATA

Le previsioni indicano un calo del 50% al Suc e del 40% al Centro rispetto alla passatra campagna. In controtendenza il Nord. Nel complesso saranno 243.000 le tonnellate di olio, pari a -49%. In rialzo i prezzi, con gli extravergine che già in ottobre avevano abbondantemente superato i 4 euro al chilo, per arrivare rapidamente ai 5,52 euro al chilo di metà novembre.

 

Con i frantoi in piena attività si concretizzano le aspettative negative degli operatori rispetto alla produzione di olio 2016.

Ismea e Unaprol hanno, infatti, ridotto le previsioni produttive 2016 che, secondo le rilevazioni recenti, si attesterà sui 243 mila tonnellate, circa la metà rispetto al dato dello scorso anno (474.620 tonnellate).

All’annata di “scarica”, strutturale dopo l’ottima produzione della passata campagna che in alcune aree del Sud ha toccato livelli record, si sono purtroppo sommati gli effetti negativi di un clima decisamente avverso con bizzarre alternanze di caldo, freddo e piogge spesso inopportune.

Male il  Sud, dove il -50% stimato ad oggi potrebbe risultare anche ottimistico: pesantemente in rosso tutti i bacini più importanti, come  Puglia (-50%), Calabria (-53%) e Sicilia (-52%).

Al Centro la flessione è di poco superiore al 40% (Toscana -35%, Umbria -38%).

In controtendenza il Nord, pur nelle limitate dimensioni della sua produzione, che mostra invece una progressione rispetto allo scorso anno sia perché le condizioni climatiche non sono apparse tanto sfavorevoli quanto al Sud, sia perché avendo dei bacini produttivi più contenuti è stato più semplice il controllo e la difesa dalle malattie.

Male, invece, la Liguria (-50%).

La reazione dei mercati non si è fatta attendere con tendenze rialziste dei prezzi che hanno portato in media gli extravergine a 5,52 euro al chilo a metà novembre, ma con la piazza di Bari già oltre i 5,70 euro al chilo, quando a settembre le trattative si sono chiuse su valori attorno a 3,80 euro al chilo.

Un dato che comporterà, di sicuro, un ulteriore incremento delle importazioni che già, nel 2015, ha visto crescere il ruolo di Grecia e Tunisia tra paesi fornitori, con un quantitativo importato di cinque volte superiore rispetto al 2014.

Dato che emerge dalle elaborazioni Ismea su rilevazioni Istat relativi ai primi 10 mesi dell'anno. Alla base di questa dinamica, il dimezzamento degli acquisti dalla Spagna, scesi a 260 mila tonnellate (rispetto alle 466 nel periodo gennaio - ottobre 2014), a causa di una scarsa disponibilità della campagna 2014-2015.

Nonostante l'incremento a tripla cifra degli arrivi dagli altri partner commerciali del Mediterraneo - oltre a Grecia e Tunisia anche i conferimenti dal Marocco sono impennati del 200% - l'import italiano nel periodo in esame si è attestato a 484 mila tonnellate, l'8% in meno sui primi 10 mesi del 2014. In valore, al contrario, hanno registrato un balzo in avanti del 37% di riflesso all'aumento medio dei listini. Un andamento, sottolinea Ismea, destinato a ripetersi anche nel 2016, considerata la inattesa contrazione produttiva che ha coinvolto molti Paesi, tradizionali partner in conseguenza anche della forte contrazione produttiva che si sta profilando in Grecia (-26%), Marocco (-18%), Tunisia (-27%), Giordania (-21%) non compensate, tra l’altro, dal lieve incremento che avrà la Spagna (+9%). 

È in questo contesto, il contingente di 35 mila tonnellate a dazio zero di olio proveniente dalla Tunisia, che potrebbe entrare nel mercato comunitario, non appaiono certe e tantomeno sufficienti a colmare il deficit di prodotto della campagna 2016/2017. 

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